Ricerche

IL PROTON. CAMILLO ROCCHIETTA. INDUSTRIA E PUBBLICITA’ – PINEROLO NEL MONDO

1 Febbraio 2020 – 31 Maggio 2020

Inaugurazione: Sabato 1 febbraio 2020, ore 15.00
Museo di Scienze Naturali “Mario Strani” e Palazzo Vittone

Il Museo di Scienze Naturali “Mario Strani” ha il piacere di invitarvi all’inaugurazione della nuova mostra “Il Proton. Camillo Rocchietta. Industria e Pubblicità – Pinerolo nel  mondo”. È stato possibile realizzare la mostra grazie al contributo di collezioni esterne: Museo della farmacia Picciòla, Accademia Italiana di Storia della Farmacia (AISF). 

L’esposizione sarà dislocata in tre sedi: Museo di Scienze Naturali “Mario Strani”, viale della Rimembranza, 61; Museo Etnografico del Pinerolese (MUSEP), Piazza Vittorio Veneto, 8; Collezione Civica d’Arte Pinerolo, Piazza Vittorio Veneto, 8. 

Il programma del pomeriggio comprenderà:

  • Ore 15.00 saluti istituzionali e conferenza Bagliani presso il Museo di Scienze Naturali “Mario Strani”
  • Ore 17.00 inaugurazione mostre Musep e Collezione Civica d’Arte, a seguire verrà offerto un rinfresco.

UN PO’ DI STORIA

La mostra del “Proton. Camillo Rocchietta. Industria e pubblicità – Pinerolo nel mondo” racconta la storia di Camillo Rocchietta, nato nel 1884, personaggio di spicco della Pinerolo dei primi anni del ‘900. Tra il 1910 e il 1911 nella sua bottega farmaceutica nasce “Il Proton”, un ricostituente per adulti e bambini.Questo era uno sciroppo dal gusto molto dolce a base di potassio, iodio, fosforo e ferro, aromatizzato con olio essenziale di mandarino. Non aveva additivi e l’unico conservante era lo zucchero.

Rocchietta fu in grado di commercializzare la sua invenzione in tutta italia e di esportarla in 52 nazioni grazie ad un uso strategico della pubblicità. Il suo modello verrà più volte citato in trattati stranieri ed italiani.

Credette moltissimo nel messaggio pubblicitario tanto da investirci tutti gli utili del proton. I soggetti delle pubblicità sono sempre ritratti in situazioni felici, si vedono militari pronti a partire, mamme e bambini sorridenti o sportive. Questo per esprimere l’idea che la bellezza è sinonimo di salute.

Il proton costituì un caso unico nella storia della pubblicità farmaceutica, sia per la sua vita commerciale, sia perché vi si dedicarono famosi artisti dei primi anni del ‘900.

L’idea della mostra nasce dall’incontro con Maristella, nipote di Camillo Rocchietta, che ci ha affascinati con i suoi racconti e ci ha supportati nel lavoro di ricerca. 

LE COLLEZIONI

Il Museo della Farmacia Picciòla a Vercelli, in via Galileo Ferraris, 24,  viene inaugurato nel 2014. Al suo interno possiamo trovare l’arredamento e gli oggetti appartenenti alla Farmacia Picciòla di Trieste fondata nel 1799, ed è stata arricchita da innumerevoli oggetti, soprammobili e libri attinenti alla farmacia piemontese, tra i quali: bilancini, aerosol a spirito, mortai, pestelli di marmo di ogni misura, alambicchi, vasi (epoca ‘700-‘800)etc. e sono inoltre visionabili articoli, documentazione storica, volumi scientifici e libri di letteratura. Il museo racconta l’evoluzione della farmacia in 200 anni anni di storia.

L’Accademia Italiana di Storia della Farmacia (AISF) è stata fondata nel 1950 da storici farmacisti, rappresentanti degli Ordini Professionali e dell’Università, è riconosciuta a livello internazionale e negli anni ha contribuito a promuovere la storia del farmaco, della farmacia e dei farmacisti. L’Accademia ha per fine la diffusione e l’incremento degli studi storico-farmaceutici in tutti i loro aspetti e rapporti con le scienze affini e la tutela e la salvaguardia del patrimonio storico artistico della farmacia italiana.

Durante l’inaugurazione della mostra “Il Proton. Camillo Rocchietta. Industria e Pubblicità – Pinerolo nel  mondo” l’ingresso sarà gratuito presentando all’entrata l’invito allegato.

Vi aspettiamo numerosissimi!

Lo Staff del Museo

NEL NOSTRO PIATTO

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NEL NOSTRO PIATTO

POSSIAMO MANGIARE DI TUTTO MA COME FACCIAMO A SCEGLIERE E CONTROLLARE COSA MANGIAMO?

Mostra interattiva di divulgazione scientifica

Sabato 16 febbraio, ore 15.00
Villa Prever, Museo di Scienze Naturali Mario Strani
Entrata gratuita

Nel nostro piatto è un percorso interattivo e didattico di divulgazione scientifica del progetto Experimenta della Regione Piemonte.
Gli exhibit in mostra, sono raggruppati in quattro aree tematiche, dieci postazioni interattive e multimediali, cinque monitor tattili e una grande proiezione centrale. La mostra è arricchita dagli educational del progetto “Una Buona Occasione”.

L’interattività stimola i visitatori a confrontarsi con buone pratiche individuali e collettive. Un’avventura nel cibo, nel corpo umano, nell’alimentazione, nel consumo consapevole e nella sostenibilità ambientale.

L’esposizione affronta il vasto universo del cibo e dell’alimentazione in genere, e degli strumenti per valutare cosa mettiamo nel piatto ogni giorno.

Le scelte degli alimenti hanno conseguenze economiche, sociali, ambientali che discendono direttamente dai comportamenti più o meno consapevoli di tutti noi, troppo spesso responsabili dello spreco di enormi quantità di cibo.

L’acquisto di prodotti alimentari richiede una mirata educazione al consumo e una conoscenza di tutto ciò che vi ruota intorno: le risorse del pianeta usate in agricoltura, le filiere della produzione, la lettura delle etichette, ma include anche la coscienza della distruzione di risorse utili.

Collaborano all’iniziativa gli studenti del Liceo Scientifico M. Curie e degli istituti IIS M. Buniva, IIIS A. Porro, IIS A. Prever agrario di osasco, nell’ambito di progetto di alternanza scuola lavoro.

Vi aspettiamo numerosi!!

NEL NOSTRO PIATTO
POSSIAMO MANGIARE DI TUTTO MA COME FACCIAMO A SCEGLIERE E CONTROLLARE COSA MANGIAMO?

Mostra interattiva di divulgazione scientifica

ALLA SCOPERTA DELLA SCIENZA, in ricordo di ANNA ABRILE

Sabato 21 aprile, 15.00 – 18.00

Il Museo Mario Strani è lieto di ospitare l’evento “ALLA SCOPERTA DELLA SCIENZA”, in ricordo della professoressa ANNA ABRILE.

Sabato 21 aprile, dalle 15.00 alle 18.00, si alterneranno ragazzi e insegnanti di diverse scuole superiori, che proporranno al pubblico tutta una serie di esperimenti inerenti alla Fisica, alla Geologia, all’Equilibrio e all’Alimentazione. Molte sono le scuole e gli insegnanti coinvolti coinvolti per realizzare questa giornata di esperimenti e divulgazione scientifica.

L’evento è realizzato con il supporto della Città di Pinerolo, della Rete Territoriale Pinerolese e del Centro Servizi Didattici.

Alla Scoperta della Scienza, in memoria di Anna Abrile

Alla Scoperta della Scienza, in memoria di Anna Abrile

Insetti

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Gli insetti o entomi

 

Gli insetti o entomi, sono una classe di animali appartenenti al grande phylum degli Artropodi.

Questa classe rappresenta il più grande tra i raggruppamenti di animali che popolano il pianeta arrivando forse oltre al milione e mezzo di specie, pari a circa cinque sesti dell’intero regno animale.

Gli insetti, di conseguenza, sono organismi che, in positivo o in negativo, hanno una stretta relazione con l’uomo e le sue attività, fino a condizionarne, più o meno direttamente, l’economia, l’alimentazione, le abitudini e la salute.

 

L’evoluzione degli insetti data almeno dal periodo Devoniano, epoca a cui risale il più antico fossile di insetto sino ad ora rinvenuto, la cui età è stimata in circa 400 milioni di anni.

Sono quindi tra i più antichi colonizzatori delle terre emerse.

Durante la storia della terra, il clima è cambiato numerose volte, influenzando così la diversificazione delle specie di insetti e di tutti gli altri esseri viventi.

L’estrema varietà delle forme, nell’anatomia, nella biologia e nell’etologia ha conferito agli insetti un ruolo di primo piano nella colonizzazione del pianeta, in qualsiasi ambiente in cui vi siano sostanze organiche, con manifestazioni di una notevole capacità di competizione.

Grandi estinzioni di insetti (di altre specie di animali e piante) si ebbero durante il periodo Carbonifero e un’altra di grandi dimensioni ebbe luogo nel Permiano.

I sopravvissuti a queste estinzioni di massa si sono evoluti durante il Triassico in quelli che sono gli insetti moderni.

Molte famiglie di insetti attuali apparvero nel Giurassico e durante il Cretaceo e  numerosi generi ebbero inizio e si svilupparono ulteriormente.

Nel Terziario esistevano già la maggior parte degli insetti moderni; molti degli esemplari ritrovati racchiusi nell’ambra fossile appartengono di fatto a specie che tuttora abitano il pianeta.

Gli insetti si nutrono di qualsiasi tipo di sostanza animale o vegetale presente in natura e per questo hanno sviluppato apparati di assunzione del cibo estremamente elaborati e diversificati che si possono sostanzialmente ricondurre a due tipi:

Apparati masticatori, più o meno complessi, evoluti da insetti che si nutrono sia di sostanze vegetali che animali.

Apparati succhianti e/o pungenti, con notevoli variazioni ed elaborazioni che, attraverso forme diverse di piccole proboscidi, assumo il nutrimento (succhi vegetali o animali, spesso anche derivanti da umori di sostanze in decomposizione e sangue di altri organismi viventi).

Le forme di questi invertebrati sono talmente varie da lasciare sbalorditi … si va da corpi esili con quattro paia di grandi ali (le farfalle e le falene, libellule ad esempio) a individui con strutture massicce e semirigide che possono vagamente ricordare delle scatole (maggiolini, cetonie ecc).

Vi sono anche specie involute ove scompare del tutto la differenziazione delle regioni morfologiche e delle appendici del corpo, ad eccezione dell’apparato boccale.

Molte specie sono ricoperte di peluria a volte vivacemente colorata (bombus ad esempio) mentre altri sono rivestiti di colorazioni metallizzate (molti scarabei e altri coleotteri) e i lepidotteri da microscopiche squame che possono dare luogo a stupende colorazioni.

Il corpo è generalmente suddiviso in tre regioni distinte, denominate capo, torace e addome, alle quali sono associate appendici, quali antenne, zampe, ali, spropositate mandibole, palpi labiali e mascellari, sviluppi di protuberanze rigide ecc.

L’intera struttura corporea è racchiusa in un esoscheletro, formato da una sostanza organica (chitina) che conferisce una specifica robustezza.

Sono presenti tratti di discontinuità in cui il tegumento, da rigido, diventa membranoso. In tal modo corpo e appendici risultano suddivisi in segmenti.

Le dimensioni sono di estrema variabilità: molti imenotteri tricogrammatidi raggiungono i due decimi di millimetro e, comunque, raramente superano il millimetro di lunghezza.

Al contrario, il corpo del coleottero scarabeide Dynastes hercules può arrivare sino ai 170 mm. di lunghezza e il lepidottero noctuide Thysania agrippina, ritenuto il più grande del mondo, ha un’apertura alare che supera i 300 mm.

Loro caratteristica tipica (che li distingue da tutti gli altri invertebrati) è quella di avere tre paia di organi locomotori (zampe).

Gli insetti, relativamente al loro habitat, sono presenti ovunque tranne che in mare.

Alcune specie si sono adattate a vivere negli ambienti polari, altre vivono nei deserti, altre ancora a quote molto elevate sulle catene montuose come pure in grande quantità nelle foreste fredde, temperate, tropicali e equatoriali.

Possono essere veloci corridori, ottimi volatori e incredibili nuotatori.

Lo sviluppo di un insetto da uovo ad adulto avviene sostanzialmente con due tipi di processi di crescita che suddividono questa classe di animali invertebrati in due grandi categorie.

 

Ordini di insetti più primitivi presentano una crescita detta Metamorfosi incompleta (Eterometaboli) mentre, negli ordini più evoluti, viene chiamata Metamorfosi completa (Olometaboli).

 

Nella Metamorfosi incompleta l’individuo che esce dall’uomo (detto neanide) è molto simile all’adulto, ma è privo di ali e organi riproduttivi.

Le ali si svilupperanno gradualmente attraverso una serie di mute nel corso delle quali l’individuo, nutrendosi, cambierà il suo rivestimento cutaneo così crescendo in dimensioni.

Durante la muta finale si verifica il completo sviluppo delle ali e degli organi sessuali.

In alcuni ordini di insetti acquatici le neanidi possono essere abbastanza differenti dagli adulti.

 

Nella Metamorfosi completa l’individuo che esce dall’uovo è detto larva ( o bruco) ed è totalmente diverso dall’adulto, presentando un corpo segmentato e dall’aspetto vermiforme.

La larva si nutre continuamente grazie a un apparato boccale masticatore e passa attraverso diverse mute, crescendo, fino a raggiungere lo stadio larvale definitivo.

A questo punto smette di nutrirsi, cerca un luogo idoneo dove potersi impupare e, per potersi proteggere nello stadio successivo, si tesse (in alcune specie) un bozzolo di terra, di fibre masticate o di sostanze organiche vegetali o animali.

Durante lo stadio di pupa o crisalide i tessuti larvali vengono distrutti e rimangono solo piccoli gruppi di cellule detti “dischi immaginali” che danno origine agli organi dello stadio adulto.

Infine l’adulto si libera dall’involucro pupale e, quando presente, dal bozzolo,  utilizzando gli apparati completamente sviluppati (zampe, mandibole) ed esce all’aperto per ricominciare il ciclo, riproducendosi.

 

Gli ordini principali nei quali vengono suddivisi gli insetti sono:

Phylum insetti

Insetti a metamorfosi incompleta:

Odonati

Gli Odonati o Libellule sono insetti alati caratterizzati da due paia di ali più o meno ugualmente sviluppate, ottimi volatori: le loro larve vivono in acque dolci.

Hanno grandi occhi, un apparato boccale masticatore tipico, sono animali predatori di altri insetti.

Si distinguono in Zigotteri, dall’aspetto più fragile, dalle ali peduncolate e dagli occhi separati, e Anisotteri, più robusti con ali non peduncolate e occhi che si toccano dorsalmente.

 

Blattoidei

Le Blatte o Scarafaggi sono frequentatori delle nostre abitazioni perciò insetti molto familiari.

Il loro aspetto probabilmente è simile agli insetti primitivi, infatti sono molto antichi.

Presentano un corpo depresso dorsoventralmente, antenne lunghe, ali differenziate in tegmine sclerificate e un paio membranose ripiegate a ventaglio sotto le prime.

Sono animali lucifugi e vegetariani.

La più comune è la Blatta orientalis, lo scarafaggio domestico.

 

Mantoidei

Le Mantidi, insetti quanto mai originali e affascinanti, pur essendo molto diverse morfologicamente dalle Blatte sono vicine a queste ultime filogeneticamente, hanno infatti antenne filiformi lunghissime e apparato masticatore tipico, come tutti gli insetti primitivi.

Il paio di zampe anteriori ha subito una differenziazione evidente, assumendo la funzione raptatoria, ossia per la cattura delle prede.

Caratteristica delle mantidi è la capacità di mimetizzazione, utilizzata a funzione tanto difensiva, quanto offensiva.

La deposizione delle uova in questi insetti avviene per ooteche, come nelle blatte.

 

Isotteri

Le Termiti sono insetti piuttosto particolari, perché accanto ad una morfologia piuttosto primitiva, che testimonia la loro origine antica, presentano una caratteristica vita sociale.

La società delle Termiti consta della coppia reale (con ali di dimensioni diverse a seconda che si tratti di reali primari o secondari, cioè derivanti da larve destinate a diventare operaie ma scelte per sostituire i reali perduti), delle operaie e dei soldati con mandibole più sviluppate.

Le larve prodotte sono tutte uguali: a decidere la loro funzione nell’ambito della struttura societaria sarà l’alimentazione.

 

Fasmoidei

Insetti con sviluppatissima capacità mimetica, appartengono a questo ordine specie che mimano rametti secchi (Insetto stecco) e foglie.

 

Ortotteri

Insetti molto familiari, caratterizzati dalle tegmine (ali anteriori sclerificate) e dagli apparati stridulatori (ala-zampa, ala-ala).

Si distinguono due gruppi gli Ensiferi (grilli e cavallette) con antenne lunghe e femmine con ovopositore molto evidente e simile spesso a un grosso pungiglione e i Celiferi (locuste) con antenne corte e assenza di ovopositore.

 

Dermatteri

Appartengono ai dermatteri tutti quegli insetti chiamati comunemente Forbicine, a causa dei due cerci a forma di forcipe.

Sono animali vegetariani lucifugi.

 

Emitteri

Insetti caratterizzati dall’apparato boccale pungente succhiante disposto in modo tale da avere le parti boccali sotto il capo e dirette verso l’addome.

Fanno parte di questo gruppo gli Eterotteri (le cimici) e gli Omotteri (afidi e cicale).

Si tratta per lo più di insetti ectoparassiti di vegetali e animali.

 

Insetti a metamorfosi completa:

 

Lepidotteri

Le comunissime e amatissime Farfalle sono le appartenenti a questo ordine, caratterizzato dalle ali molto sviluppate e dalla presenza su queste ultime delle scaglie colorate che rendono questi insetti così belli.

Le farfalle vengono distinte in Eteroceri (le farfalle notturne) che ripiegano le ali a tetto sul corpo e hanno le antenne variamente modificate e Ropaloceri (farfalle diurne) che a riposo tengono le ali poggiate l’una all’altra verticalmente e hanno le antenne clavate (ossia terminanti con un rigonfiamento tipo capocchia di fiammifero).

Caratteristica distintiva è l’apparato succhiatore caratterizzato dalla spiritromba, che può essere assente nel caso in cui la farfalla non si nutra.

 

Ditteri

Ai ditteri appartengono gli insetti meno amati in assoluto, le Zanzare e le Mosche, ma in realtà questi esseri sono molto affascinanti e presentano dei caratteri di mimetismo molto interessanti.

I due gruppi (Nematoceri e Brachiceri) si distinguono in base alla forma del corpo (per i primi sottile, per i secondi più robusto) e dell’apparato masticatore, rispettivamente pungente succhiante o solo succhiante.

Carattere tipico dei Ditteri è la presenza di un solo paio di ali, il primo (il secondo paio è atrofizzato e trasformato, in varie specie, in piccoli bilancieri clavati, che fungono da stabilizzatori di volo.

 

Coleotteri

I coleotteri sono il gruppo più numeroso di insetti esistenti in natura, sono caratterizzati dalla presenza delle elitre (primo paio di ali coriacee): per questo motivo molte specie hanno un volo lento e goffo, mentre altre sono ottimi volatori e/o corridori.

I Coleotteri presentano spesso delle vivaci colorazioni , spesso metalliche e molto suggestive. I gruppi sono piuttosto numerosi, ne citerò solo alcuni tra i più comuni, come i Carabidi e i Crisomelidi, tra i più comuni coleotteri di campagna, gli Scarabeidi come lo Stercoraro, il Maggiolino e il Cervo volante, i Longicorni con le loro lunghe antenne multiarticolate, i Coccinellidi, i poco conosciuti Stafilinidi le cui elitre ridotte lasciano scoperto l’addome ed hanno ali atrofizzate (ma in cambio spettacolari corridori).

 

Imenotteri

Gli Imenotteri sono insetti molto diversificati di cui fanno parte, tra gli altri, le Api, le Vespe, i Calabroni, i Bombus e le Formiche.

Sono caratterizzati dalla presenza di ovopositore trasformato in pungiglione. Tra gli imenotteri la caratteristica più evidente è lo sviluppo di società di vario tipo, spesso assimilabili ad un vero e proprio superorganismo.

Possiamo ricordare anche la Xylocopa violacea e la Megascolia maculata flavifrons ( le due specie di imenotteri più grandi d’Europa) e le innumerevoli specie di formiche, come la Messor barbarus, la comunissima Lasius niger o la Lasius fuliginosus (la prima nei campi in nidi sotterranei, l’altra in alberi deperienti); e poi le Cinipidi, pochissimo conosciute, eppure molto comuni: sono loro i piccoli insetti che producono la maggioranza delle galle (rigonfiamenti, lentine e altro) su moltissime piante, come ad esempio le querce.

Senza dimenticare l’Apis mellifica, tanto utile e apprezzata per la produzione di miele, polline, pappa reale, cera, di cui tanto facciamo uso.

 

Lucanus cervus

Fonte: Métamorphose des insects. E. Blanchard. 1877.

I Lucanidi (Lucanidae) sono una famiglia di coleotteri lamellicorni diffusa in tutto il mondo con oltre 1200 specie. Sono insetti a metamorfosi completa (olometaboli).

Sono noti per aver mandibole estremamente sviluppate, soprattutto nei maschi. Gli esemplari maggiori della sottofamiglia Lucaninae presentano inoltre uno sviluppo delle mandibole non proporzionale alla loro taglia, ma allometrico: così i maschi minori si discostano poco dalle femmine, mentre i maggiori hanno mandibole che possono arrivare a occupare la metà della lunghezza totale dell’insetto, o anche oltre.

Alcune gruppi più primitivi hanno mandibole pressoché normali, mentre altre tribù (Synodendronini) hanno sviluppato delle corna cefaliche come quelle degli scarabei dinastini o coprini. Le larve dei lucanidi sono di tipo melolontoide, cioè a forma di “C”. I lucanidi sono concentrati specialmente in Africa e in Asia orientale e solo poche specie risiedono in Sud America. La maggioranza delle specie (85%) è presente nella fascia intertropicale.

Esistono poche specie di lucanidi autoctoni nelle nostre zone. Una tra esse, il Cervo volante ( Lucanus cervus), lunghezza 25-90 mm, può raggiungere dimensioni molto grandi in alcuni esemplari maschi, a livello delle più imponenti specie tropicali. La specie è diffusa in Europa, Asia Minore e Medio Oriente.

Lo sviluppo di un cervo volante può durare tra i 3 ed i 5 anni. Le uova vengono deposte alla base dei ceppi di alberi vecchi o morenti (preferibilmente: quercia, castagno, faggio, salice e pioppo) che vengono incisi dalle mandibole della femmina prima della deposizione.

Alla schiusa nascono delle larve chiare, munite di potenti mandibole che utilizzano per incidere il legno e scavare lunghe gallerie. Al termine del loro sviluppo, quando misurano circa 10 centimetri di lunghezza ed 1-4 cm di diametro, queste larve scavano una celletta in cui avverrà la metamorfosi.

Le larve si sviluppano seguendo diverse fasi che in 4-6 anni le porteranno a diventare pupe. Gli adulti, presenti già fin dall’autunno, non escono all’aperto fino al giugno successivo. Il loro stadio immaginale è relativamente breve (pochi mesi): i maschi, in genere, muoiono tra luglio ed agosto, mentre le femmine possono sopravvivere più a lungo, restando attive fino a settembre avanzato. Gli adulti si nutrono di nettare e linfa degli alberi.

Nella tavola sono visibili un maschio adulto in alto a sinistra, una femmina adulta in alto a destra, una larva quasi al centro verso destra e una pupa di maschio in basso a sinistra.

 

Actias luna

Fonte: Métamorphose des insects. E. Blanchard. 1877.

I Saturnidi (Saturniidae) sono una famiglia di falene (lepidotteri eteroceri). Comprendono oltre 1800 specie presenti in tutti i continenti ma diffuse soprattutto nelle regioni tropicali e subtropicali.

Svariate specie di saturnidi sono di piccole e medie dimensioni, ma la maggior parte sono decisamente grandi. Appartengono a questa famiglia alcuni tra i lepidotteri più grandi del mondo. Alcuni specie possono arrivare a misurare, nell’adulto, un’apertura alare di 300 mm.

Una caratteristica specifica delle specie appartenenti a questa famiglia di falene è quella di avere, nell’adulto, un apparato digerente atrofizzato; infatti, nel corso della loro brevissima vita adulta (mediamente uno   due giorni), la sopravvivenza è loro data grazie ai lipidi immagazzinati nel loro corpo nella fase larvale (bruco).

La maggior parte delle specie di questa famiglia è attiva in fase crepuscolare o notturna.

Una specie molto elegante appartenente ai saturnidi è la Actias luna (o Attacus luna) che vive nel Nord e parte del Centro America. Le dimensioni variano tra i 75 ed i 108 mm.

Il bruco si nutre a spese di alberi di noce, acero, betulla, nocciolo, castagno, quercia, salice e liquidambar.

Come tutti i lepidotteri è un insetto a metamorfosi completa e presenta, quindi, gli stadi di uovo, bruco, crisalide (o pupa) e adulto (o imagine).

Nella tavola sono visibili tre bruchi, un maschio adulto in basso a destra e il bozzolo contenente la crisalide in basso a sinistra.

Vespa sylvestris

Fonte: Métamorphose des insects. E. Blanchard. 1877.

Nell’ordine degli Imenotteri la famiglia dei Vespidi raccoglie una vasta quantità di specie di insetti sociali. Le loro dimensioni variano da meno di 10 mm sino a oltre 50 mm.

Sono insetti a metamorfosi completa (olometaboli).

Le vespe comunemente dette (generalmente specie appartenenti alle sottofamiglie Vespinae e Polistinae) sono insetti sociali: le loro società comprendono femmine operaie sterili ed una o più femmine fertili dette regine. I maschi appaiono solo nel periodo riproduttivo.

Tra gli imenotteri si riscontrano molti altri esempi di socialità più o meno evoluta: il livello di socialità delle vespe, anche se spesso complesso ed affascinante, è meno “specializzato” di quello delle api e di molte specie di formiche (che rappresentano gli esempi evolutivi più alti della socialità fra gli insetti).

Impastando con la loro saliva frammenti di legno le operaie creano i nidi costituiti da materiale simile a cartone. Questi ricettacoli, ove le regine depongono le uova in cellette individuali, svolgono la funzione di ricovero degli adulti e di “nursery”: qui le larve vengono nutrite e si sviluppano sino a trasformarsi in pupe ed infine in adulti.  La struttura dei nidi è molto variabile nelle dimensioni e presenta impostazioni più o meno elaborate.

Essi sono posti, a seconda della specie, su rami, rocce, nelle cavità dei tronchi oppure sottoterra o ancora in manufatti umani come camini, sottotetti, l’interno delle travi di metallo, verande, serre, vetture abbandonate ecc. e sono divisi in cellette esagonali con apertura inferiore o laterale. Il numero di componenti di una società può andare da alcune decine (è il caso ad esempio della Polistes gallicus, diffusa in tutta l’Europa meridionale a più di 100.000 individui come nel caso di certe specie tropicali. In caso di grandi concentrazioni di individui il nido può raggiungere dimensioni davvero impressionanti (anche più di un metro di diametro).

Il nutrimento degli adulti e delle larve comprende il nettare dei fiori ma anche piccoli insetti (e, in alcune specie, sostanze animali e vegetali a vari stadi di decomposizione ).

Le vespe producono anche piccole quantità di miele che usano sia per nutrire le larve sia come scorte.

Le femmine sono dotate di un aculeo velenoso che utilizzano esclusivamente per difesa, la cui puntura è dolorosa: in alcuni casi pericolosa perché potenzialmente in grado di scatenare forme allergiche. In tal senso, la vespa più pericolosa è spesso considerata il calabrone (Vespa cabro) nonostante l’aggressività sia pari o anche molto minore rispetto ad altre specie.

Esistono inoltre alcuni vespidi con un comportamento da parassita sociale. Tra le Polistes, ad esempio,  le femmine delle varie specie del sottogenere Sulcopolistes hanno l’abitudine di penetrare in un nido già esistente in fase di fondazione, sopprimerne la regina, sottomettere le operaie che nasceranno e cominciare quindi a deporre le loro uova nelle celle libere del nido. Da quel momento le operaie iniziano a nutrire e curare le larve del parassita. Le vespe della specie parassita sono sempre tutte feconde e non operano alcuna attività nel nido. Si tratta di maschi e femmine riproduttrici, infatti la casta operaia in questi parassiti sociali obbligati è andata persa con l’evoluzione ed è appunto per questo che esse usano operaie di altre specie per essere accudite.

Nella tavola sono visibili alcuni esemplari di operaie su un nido.

 

Cicala del frassino

Fonte: Métamorphose des insects. E. Blanchard. 1877.

Le diverse specie di Cicale appartengono all’ordine degli insetti Emitteri, sottordine Omotteri Auchenorrhyncha, Infraordine Cicadomorpha.

Si tratta di insetti a metamorfosi incompleta (eterometaboli).

Note per il suono vibrante e intensissimo emesso, durante la stagione estiva, dagli individui di sesso maschile, grazie alla presenza di uno speciale organo costituito da due membrane tese su altrettanti anelli rigidi e azionate da fibre muscolari, nonché da due casse di risonanza situate nell’addome.

Dalle uova delle cicale, introdotte in steli secchi di erbe e sotto la corteccia di alberi morti o morenti, nascono delle ninfe che si affondano nel terreno, dove pungono le radici delle piante, nutrendosi della linfa che ne fuoriesce. Le ninfe hanno zampe anteriori robustissime e atte a scavare. Il ciclo biologico dura presumibilmente 4 anni nella più grande cicala italiana, Lyristes plebejus, che supera i 35 mm di lunghezza; esso abbraccia addirittura 17 anni in una specie nordamericana, Magicicada septendecim. Altre cicale che si vivono in Italia sono la cicala del frassino (Cicada orni o fraxini), lunga sino a 30 mm., e Tibicen vitripennis, lunga ca. 35 mm.

Giunti alla maturità, i giovani individui (già molto simili agli adulti, ma privi di ali) escono dal suolo e cercano un albero dove arrampicarsi ed effettuare la muta. Lasciano definitivamente l’involucro ninfale e, dopo qualche ora, sono pronti per il primo volo. Dapprima verde-azzurro, dopo qualche ora l’insetto assume la livrea marrone definitiva. La cicala si nutre della linfa degli alberi e a tal scopo possiede una proboscide; ha la testa tozza, con tre ocelli e due occhi composti, con vista eccellente. I predatori della cicala sono rappresentati da cavallette e uccelli; nella vita sotterranee dalle talpe e dai topi.

Nella tavola sono visibili in alto a destra un adulto in volo, al centro un adulto posato, al centro verso sinistra una ninfa che sta per trasformarsi in adulto e in basso a destra una ninfa nel terreno in fase di sviluppo.

 

Vanessa io

Fonte: Métamorphose des insects. E. Blanchard. 1877.

La vanessa io (Alais io o Inachis io), conosciuta anche come  Occhio di pavone appartiene all’ordine dei Lepidotteri Ropaloceri e alla vasta famiglia dei Ninfalidi; il suo areale di diffusione comprende l’Europa e l’Asia e le coste mediterranee dell’Africa. Apertura alare sino a 60 70 mm.

A questa famiglia appartengono alcune tra le specie dalle colorazioni più vistose del mondo dei lepidotteri raggiungendo anche aperture alari di dimensioni notevoli, pur non arrivando alle più grandi tra gli esponenti del mondo dei lepidotteri; si tratta inoltre di farfalle dal volo forte e potente.

Questa specie passa l’inverno allo stadio di adulto in semiletargo. A fine inverno / inizio primavera (a seconda delle zone di stanziamento) depone gruppi di oltre 500 uova alla volta. I giovani bruchi nascono dopo circa una settimana e si nutrono di luppolo e ortiche in comunità numerose; si isolano nell’ultima fase di accrescimento, prima di incrisalidarsi.

Lo sfarfallamento (uscita dell’adulto dalla crisalide) ha luogo tra giugno e luglio. Gli adulti suggono il nettare dai fiori di una grande varietà di specie quali tarassaco, buddleja, salici, maggiorana selvatica, sambuco, canapa d’acqua, trifoglio, non disdegnando linfa di alberi e frutta marcia.

L’apparato di suzione si chiama spiritromba ed è composto da un doppio tubo che la farfalla tiene arrotolato sotto il capo e che svolge al bisogno.

La superficie dorsale delle ali è di colore rosso mattone con bordi tendenti al brunastro. Gli angoli sono ornati da quattro vistose macchie variopinte a forma di occhio.

La superficie ventrale è invece di un colore bruno-nerastro che ne facilita il mimetismo ad ali chiuse.

Nella tavola in alto a destra un adulto in volo, bruchi sparsi e al centro verso sinistra una crisalide.

Calosoma syncophanta

Nella tavola sono visibili:
in alto a sinistra un maschio e una femmina di processionaria del pino, al centro i bruchi in movimento e in basso a destra i bruchi ammucchiati nel nido sericeo.
In alto a destra un esemplare adulto di calosoma, al centro in basso una larva, in basso a sinistra una pupa interrata.
Fonte: Métamorphose des insects. E. Blanchard. 1877.

La processionaria del pino (Thaumetopoea pityocampa) è un lepidottero eterocero che fa parte della famiglia dei Notodontidi ed è diffuso in Eurasia e Nord Africa.

Estremamente dannosa per varie specie di conifere , in quanto le priva di gran parte degli aghi, di cui si nutre voracemente, in folti gruppi di individui in fase larvale (bruchi), compromettendone così il ciclo vitale. Inoltre, durante lo stadio larvale tale insetto presenta una peluria che risulta particolarmente urticante per vari animali, compreso l’uomo.

La processionaria del pino attacca tutte le specie del genere Pinus ma mostra una certa preferenza per Pinus nigra e Pinus sylvestris; inoltre si può trovare occasionalmente anche sui Cedri, su Picea abies e Larix decidua. L’insetto sverna allo stadio di larva di terza e quarta età all’interno dei caratteristici nidi sericei che vengono intessuti sui rami dei pini. In primavera le larve riprendono l’alimentazione cibandosi degli aghi di pino, ma nelle giornate più calde, quando la temperatura del nido supera i 9 gradi cent. le larve escono dal nido a cibarsi anche in inverno.

Di solito i bruchi sono attivi solo la notte, mentre di giorno si trattengono al riparo nel nido. In primavera sono molto voraci e causano forti defogliazioni.

Giunti a maturità abbandonano definitivamente il nido e si dirigono lungo il tronco verso il suolo in file lunghe anche decine di metri.

Marciano nelle tipiche “processioni” fino a che non trovano un luogo ideale dove interrarsi fino ad una profondità di 10 15 cm. I bruchi provenienti dallo stesso nido si incrisalidano tutti insieme nel terreno in bozzoli singoli fittamente accatastati l’uno accanto all’altro. Una parte delle crisalidi può rimanere in diapausa anche fino a 7 anni. In luglio-agosto compaiono gli adulti, le femmine depongono sugli aghi dalle 100 alle 300 uova, in un’unica ovatura a forma di manicotto. I bruchi nascono a fine agosto-settembre e iniziano ad alimentarsi subito sugli aghi, causando solo danni modesti.

La processionaria del pino è un insetto termofilo e risulta assente nelle regioni in cui l’ammontare cumulativo delle ore di luce è inferiore a 1800 ore. Queste particolari esigenze climatiche spiegano una distribuzione piuttosto discontinua dell’insetto. Questa falena attacca di preferenza alberi di giovane e di media età, specialmente quando vegetano su terreni poveri, asciutti ed esposti a sud o sud ovest.

La Calosoma sycophanta è un coleottero carabide le cui dimensioni variano da 25 a 35 mm.

Area di diffusione originale Eurasia, introdotta nel secolo scorso nel Nord America.

Ottimo volatore e veloce corridore ha una vistosa ed elegante livrea. Il capo è nero. Il protorace è scuro, con riflessi metallici variabili dal bluastro al verde o al rosso violaceo ai margini laterali del pronoto. Le elitre sono striate e di colore verde metallico, con riflessi gialli, viola o porpora. Le zampe sono bruno-nerastre. Le regioni ventrali sono di colore nero metallico con riflessi tendenti al blu e al viola.

La larva è di tipo campodeiforme, con il corpo leggermente appiattito e lungo circa 35 mm. chiara con ampie e marcate aree scure nella parte dorsale di ogni segmento toracico e addominale.Sia gli adulti sia le larve sono attivi predatori a spese di bruchi e crisalidi di lepidotteri defogliatori.

L’adulto vive 2-4 anni. Gli accoppiamenti si svolgono in piena estate e le femmine depongono le uova in buche scavate nel terreno, ai piedi degli alberi. La larva, molto mobile e agile arrampicatrice, si sposta sugli alberi dove svolge la sua attività predatoria contro bruchi di Lepidotteri. Al termine del suo sviluppo, che si svolge in 15-20 giorni, ritorna al terreno dove si svolge lo stadio di pupa. Un ciclo di sviluppo completo dura dai 30 ai 50 giorni. Gli adulti sfarfallano in tarda estate e svernano nel terreno.

La calosoma è un efficace agente di controllo delle popolazioni di Lepidotteri defogliatori. Nel corso di una stagione un adulto preda oltre un migliaio di bruchi o crisalidi di grosse dimensioni, ma si è calcolato che tale numero può arrivare a tremila nel caso di insetti di medie dimensioni. La larva, nel corso del suo sviluppo, elimina in media una cinquantina di bruchi e/o crisalidi al giorno. Fra le specie di maggiore importanza forestale predate da questo coleottero si citano la processionaria del pino (Thaumetopoea pityocampa), il Bombice dispari ( Lymantria dispar), la Processionaria delle querce (Thaumetopoea processionae ),  l’Euprottide delle querce (Europroctis chrysorrhoea).

 

 

BRUCIO ANCH’IO!

by admin on

BRUCIO ANCH’IO!

Mostra / Evento / Conferenze
Un’analisi sui devastanti effetti degli incendi con approccio artistico, tecnico e scientifico

A cura di Federica Caprioglio, Marco Demaria e lo staff del Museo

Domenica 3 dicembre, ore 15.00 – 18.30,

Museo di Scienze Naturali “M. Strani”

Dedicato a Maggiorino PASSET GROS, primo Presidente dell’Associazione Naturalistica Pinerolese e Ispettore Generale delle Foreste, nel centenario dalla nascita

 

PROGRAMMA:

Inaugurazione della mostra artistica degli allievi dell’illustratrice naturalistica Cristina GIRARD e fotografie di Luca PERINO
Intervento delle Autorità e presentazione dill’iniziativa dello staff del museo e di Massimo MARTELLI, Direttore del Museo Mario Strani
Introduzione di Federica CAPRIOGLIO, Cristina GIRARD e Marco DEMARIA
Performance della Compagnia di Danza Afro Contemporanea Sowilo, diretta da Simona BRUNELLI
Intervento dell’Ispettore Generale Sergio PIRONE, Corpo Volontari AIB Piemonte: “Incendi boschivi: prima, durante e dopo”

Ma non finisce qui:

MERCOLEDI’ 6 DICEMBRE, ore 21.00

Sergio PIRONE, Ispettore Generale del Corpo AIB Piemonte: “Incendi boschivi: prima, durante e dopo”
Pier Giorgio TERZUOLO, Responsabile Area Tecnica Ambiente IPLA: “I boschi del Piemonte, una risorsa. Conoscerli per proteggerli”

MERCOLEDI’ 13 DICEMBRE, ore 21.00

Sergio PIRONE, Ispettore Generale del Corpo AIB Piemonte: “La lotta agli Incendi Boschivi”

 

evento

Locandina dell’evento

INTERNET DELLE COSE: Servizi per la vita di tutti i giorni

Sabato 28 ottobre 2017,

Museo di Scienze Naturali Mario Strani

A cura di La.Pi.s

 

Internet delle cose, in inglese Internet of Things, uno strumento per migliorare il modo di vivere, imparare, lavorare e divertirsi.
La.Pi.S – Laboratorio Pinerolese per la città e il territorio Smart, in collaborazione con il Museo Civico di Scienze Naturali “Mario Strani”, vi invita all’incontro “Internet delle cose: servizi per la vita di tutti i giorni” che si terrà a Pinerolo sabato 28 ottobre ore 15:30.

Relatore: Federico Rizzo, ingegnere informatico

#WikiMuseo – La condivisione dei saperi umani e scientifici

#WIKIMUSEO – LA CONDIVISIONE DEI SAPERI UMANI E SCIENTIFICI

41° Edizione della FIERA dell’ARTIGIANATO di PINEROLO

Progetto vincitore del Bando Giovani per l’Artigianato di Giovani per il Territorio

La 41° edizione della Rassegna dell’Artigianato del Pinerolese si svolgerà dal 7 al 10 settembre 2017. In tale occasione, il Museo di Scienze Naturali di Pinerolo propone la propria idea di WikiMuseo e di condivisione del Sapere Umano e Scientifico, portando sia momenti laboratoriali rivolti ai più giovani durante la Fiera, sia una parte “off” con gli incontri di divulgazione scientifica Scienza&Dintorni, con la presentazione e la valorizzazione dei lavori dell’Alternanza Scuola-Lavoro.
Il calendario delle nostre iniziative, tutte rigorosamente gratuite al pubblico, è il seguente:

Sabato 9 settembre

h. 16.00 – 18.00, durante la Fiera dell’Artigianato (veniteci a cercare tra gli stand!)
Laboratorio per bambini Scheletri nell’Armadio, a cura dell’Associazione Apriti Scienza: a caccia di segni sulle ossa dei nostri antenati, nell’ambito di archeologia ed antropologia fisica. L’attività consiste nel ricostruire l’identità di un individuo basandosi su materiali rappresentativi della sua sepoltura e attraverso lo studio dei segni morfologici dello scheletro che ne rivelano l’identità ed il vissuto.

Domenica 10 settembre

h 15.30 – 18.30, durante la Fiera dell’Artigianato (veniteci a cercare tra gli stand!)
Workshop per adulti e bambini di acquerello naturalistico a cura degli artisti Federica Caprioglio e Marco Demaria. in occasione della mostra ZOOLOGIA MIRABILIS – TRA MITO E REALTA’ inaugurata per la Notte delle Muse e visitabile fino a fine Settembre, gli artisti tornano ad essere protagonisti: il Workshop di illustrazione naturalistica permetterà di passare un pomeriggio con matite e pennelli per disegnare dal vero alcuni animali e altri soggetti portati dal Museo dentro la Fiera.

Dopo questo excursus nella Fiera, la seconda parte del progetto continuerà per 4 mercoledì sera consecutivi, in orario serale, presso la sede del Museo. Verranno presentati al pubblico i lavori svolti sin qui dai ragazzi dell’Alternanza Scuola-Lavoro, affiancati da alcuni esperti di settore.

Mercoledì 13 settembre

h 21.00, sede del Museo di Scienze Naturali
La Condivisione del passato – parte 1: Liceo Scientifico “M. Curie”: Cosa sono queste diavolerie? La Didattica Scientifica nell’Ottocento
Dopo il lavoro di restauro effettuato fino a questo momento, vedranno nuovamente la luce alcune strumentazioni, donazione recentemente acquisita, usate per la didattica scientifica nell’Ottocento.

Mercoledì 20 settembre

h 21.00, sede del Museo di Scienze Naturali
La Condivisione del passato – parte 2: Liceo “Porporato”: Cosa sono queste diavolerie? I Tubi di Crooks e altre “cose” strane
Il lavoro di restauro ha interessato non solo le collezioni museali, ma anche quelle dell’Istituto Porporato. Si cercherà di scoprire come funzionavano alcuni strani congegni del passato.

Mercoledì 27 settembre

h 21.00, sede del Museo di Scienze Naturali
La Condivisione del presente nascosto: Liceo Artistico “M. Buniva”: Insetti, insetti ed ancora insetti!
Come mai non si possono esporre tutte le collezioni in un Museo? Massimo Martelli, direttore del Museo, cercherà di rispondere a questa domanda. Verrà presentato un documentario sul restauro delle Collezioni Entomologiche del Museo ad opera del Liceo Artistico, ed il conservatore Giuseppe Fornara terrà un incontro su Vita e curiosità sugli insetti.

Mercoledì 4 ottobre

h 21.00, sede del Museo di Scienze Naturali
La Condivisione del futuro: Liceo Scientifico Informatico “M. Curie”: Archivi Digitali
Presentazione ufficiale del nuovo sito del Museo e del lavoro in itinere di digitalizzazione degli archivi e dell’inventario, a disposizione del pubblico.

Vi aspettiamo numerosi!

Plastici Geologici

by Paolo Gardiol on

Plastici geologici

Civico Museo Didattico di Scienze Naturali Mario Strani di Pinerolo.

Dell’opera di Mario Strani fa parte una imponente collezione di plastici geologici. Il museo di Scienze Naturali di Verona ne ospita la massima parte ma se ne trova un buon numero in quello di Pinerolo. Spesso visitando altri musei succede di imbattersi in plastici a firma di Mario Strani da lui donati a chissà chi e chissà quando.
È un fatto normale, la sua passione per le scienze combinata con la sua generosità lo portavano a distribuire il risultato delle sue fatiche in modo molto disinvolto e spesso senza ottenerne in cambio una riconoscenza adeguata.
L’ultima realizzazione risale agli ultimi anni ’80 e rappresenta la Rocca di Cavour (TO) e si trova presso il museo di Pinerolo.

I Funghi: realtà e leggende

by Paolo Gardiol on

I funghi: realtà e leggende.
Sede del Civico Museo Didattico di Scienze Naturali Mario Strani di Pinerolo.

La divulgazione scientifica è sempre stata a cuore a Mario Strani. In ambito micologico si infervorava a constatare come i pregiudizi dominassero sulla conoscenza e non ci fosse una visibile volontà di cambiare la situazione.
Per cui spesso la sua attività divulgativa assumeva una aspetto piuttosto schematico e orientato a chiarire i concetti essenziali dell’argomento e smontare almeno i pregiudizi più grossolani.
Un interessante esempio è questo articolo stralciato da una pubblicazione della Pro Pinerolo di settembre del 1973 fatta in concomitanza con la V mostra scientifico-didattica del fungo e della natura.