RITA CONTI – Dipinti su Lose

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RITA CONTI – DIPINTI SU “LOSE”

Inaugurazione mostra
Domenica 17 giugno 2018
Ore 15.00

 

Dal 1997 Rita Conti ha scoperto un piccolissimo “paese dipinto” in Val Chisone, allora quasi sconosciuto ed ora uno dei borghi più belli d’Italia: Usseaux Comune Di Usseaux. Sui muri delle vecchie case del villaggio alpino ha iniziato a dipingere murales accanto a quelli già presenti, per poi passare anche agli sportelli di metano ed elettricità, realizzando meridiane e pitture su “LOSE”, lastre di quarzite di Barge di vari colori, con aloni e sfumature naturali, usate anticamente per la copertura dei tetti.
Sue opere sono presenti nelle borgate del Laux, a Balboutet, Pourrières, Fraisse, e nei comuni di Fenestrelle, Pragelato, Roure e Valloria. A Occa di Envie ha dipinto i murales dedicati alle “Faye”, mitiche donne dei boschi simili alle fate delle leggende irlandesi.

Socia dell’associazione Made in Pinerolo, ha recentemente aperto il suo laboratorio nella Città di Pinerolo, lo Spazio Armonia (cortile Barbieri, piazza Barbieri 25), dove conduce laboratori e lezioni di pittura su lose e legno.

Rita Conti, scoiattolo nel sottobosco

Rita Conti, scoiattolo nel sottobosco

La Notte delle Muse al Museo di Scienze Naturali Mario Strani!

I musei di Pinerolo invadono la città con eventi, mostre e concerti per il secondo anno!
Quest’anno l’evento torna più interessante che mai!

 

VENERDI’ 25 MAGGIO:

Ore 21.30: Letture nel parco, a cura di LaAV – Letture ad Alta Voce (circolo di Torre Pellice)
La bellezza di un parco cittadino che si fonde con il piacere della lettura. La magia della narrazione e lo splendore della natura. Come cominciare al meglio la serata?
Ore 22.30: “Mi abbatto e sono felice“, di e con Daniele Ronco – Mulino ad Arte
Il primo e unico spettacolo eco-sostenibile della storia del teatro va in scena nella cornice unica di Villa Prever.
Ore 23.30: Inaugurazione della mostra “UN SORRISO PER CAPRILLI”, esposizione di vignette sul tema della cavalleria risalenti all’epoca delle innovazioni di Caprilli, dalla collezione privata di Massimo Martelli (Direttore del Museo di Scienze)
Ore 23.40: visite guidate al Museo ed alla Mostra Insetti, Insetti e ancora Insetti!, con la preziosa collaborazione del curatore Giuseppe Fornara.

 

SABATO 26 MAGGIO:

Ore 15.00 – 18.00: apertura straordinaria del Museo

 

DOMENICA 27 MAGGIO:

Il Museo si sdoppia!

Mentre una parte di noi sarà a MineraLuserna, gli altri si appresteranno a vivere la CACCIA AL TESORO A PREMI “CHI HA RUBATO I CAVALLI DEL CAPITANO?”
Ore 10.30 – 13.00 e 14.00 – 18.00: Una sorprendente caccia al ladro da svolgere visitando tutti i Musei Civici di Pinerolo ed il Museo storico della Cavalleria.
Iscrizione: ore 9.30 presso l’atrio di Palazzo Vittone, con un contributo di € 5.00 a gruppo (minimo 2, massimo 4 componenti). L’indagine si svolgerà dalle 10.30 alle 13.00 e dalle 14.00 alle 17.00, termine per la consegna della soluzione; la premiazione avrà luogo alle 18.00 presso Palazzo Vittone.
Per informazioni su quest’ultima attività: tel. 0121.794382 (dal lunedì al venerdì, 9.00 – 12.30)

Vi aspettiamo numerosissimi!

La notte delle muse 2

La notte delle muse 2

IL COLLEZIONISMO SCIENTIFICO E LA COLLEZIONE MICOLOGICA DI MARIO STRANI: PERCHE’ 3000 FUNGHI DI GESSO

A cura di Massimo Martelli, Direttore del Museo di Scienze “Mario Strani”

Mercoledì 23 maggio, ore 17.00
Aula Magna, Orto Botanico di Torino – Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi, Viale Mattioli 25, Torino

Come può succedere che venga in mente di passare la vita a realizzare migliaia di funghi di gesso? Per occuparsi di scienza occorre avere uno sviluppato senso dello humour. Altrimenti non si riesce a passare la vita a scoprire che quello che il giorno prima sembrava verissimo era in effetti un cumulo di errori. Lo stesso vale per i mezzi che si usano per fare le scoperte. Occorre inventarsi cose apparentemente strane che occorrono per sviluppare conoscenza.
La collezione di Mario Strani ci offre un’opportunità particolare. (Ri)scoprire lo scopo originale delle collezioni scientifiche che NON sono state inventate per fare la gara a chi ha più pezzi o più belli. Scopriremo come la (apparente) follia di un uomo si trasforma in uno strumento di ricerca.

I Funghi del Dottor Strani

Come Cani & Gatti

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COME CANI & GATTI

Giornate di esposizione e approfondimento sui mondi felini e canini

Sabato 28 aprile 2018, ore 14.30 – 17.30 – I GATTI

Domenica 29 aprile 2018, ore 14.00 – 18.00 – I CANI

A cura di Gian Franco Bertone, Giuseppe Fornara e Rita Conti

Il Museo di Scienze Naturali Mario Strani è orgoglioso di presentare al pubblico un fine settimana dedicato agli animali che più si contendono il primato di amici ed ospiti delle nostre case: il gatto ed il cane.
La giornata di sabato sarà interamente dedicata ai gatti, mentre quella di domenica vedrà protagonisti i cani.
Esperti ed allevatori ce ne faranno conoscere dal vivo le razze, le varietà e le attitudini.

Gli interventi di SABATO ci porteranno alla scoperta della domesticazione del GATTO (a cura di Giuseppe Fornara) e delle principali razze feline (a cura di Rita Conti, già giudice F.F.I., ora A.N.F.I.)

Come Cani & Gatti - I gatti, sabato 28 aprile

Come Cani & Gatti – I gatti, sabato 28 aprile

La giornata di DOMENICA avremo con noi due relatrici d’eccezione del mondo dei CANI: oltre al curatore Gian Franco Bertone, saranno presenti Daniela MAFFEI (giudice internazionale E.N.C.I.) e Lucia GIRAUDI (giudice internazionale E.N.C.I. per il Lavoro su Macerie), che ci parleranno della Storia della Domesticazione, della Storia della Cinofilia e del suo uso sociale, ed infine ci presenteranno le principali razze canine.

Come Cani & Gatti - I Cani, Domenica 29 aprile

Come Cani & Gatti – I Cani, Domenica 29 aprile

Essendo un’ESPOSIZIONE, NON SI POTRANNO PORTARE I PROPRI ANIMALI!

Che dire..? Vi aspettiamo numerosi!

 

ALLA SCOPERTA DELLA SCIENZA, in ricordo di ANNA ABRILE

Sabato 21 aprile, 15.00 – 18.00

Il Museo Mario Strani è lieto di ospitare l’evento “ALLA SCOPERTA DELLA SCIENZA”, in ricordo della professoressa ANNA ABRILE.

Sabato 21 aprile, dalle 15.00 alle 18.00, si alterneranno ragazzi e insegnanti di diverse scuole superiori, che proporranno al pubblico tutta una serie di esperimenti inerenti alla Fisica, alla Geologia, all’Equilibrio e all’Alimentazione. Molte sono le scuole e gli insegnanti coinvolti coinvolti per realizzare questa giornata di esperimenti e divulgazione scientifica.

L’evento è realizzato con il supporto della Città di Pinerolo, della Rete Territoriale Pinerolese e del Centro Servizi Didattici.

Alla Scoperta della Scienza, in memoria di Anna Abrile

Alla Scoperta della Scienza, in memoria di Anna Abrile

GHIACCIO FRAGILE

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GHIACCIO FRAGILE

I cambiamenti climatici svelati dai Ghiacciai

 

Il Museo Mario Strani è lieto di ospitare una serie di tre conferenze dal titolo GHIACCIO FRAGILE – I cambiamenti climatici svelati dai ghiacciai.

 

1. I ghiacciai alpini in un secolo di studi e fotografie, Presentazione del libro “Le Alpi” di Federico Sacco a 70 anni dalla scomparsa dell’autore.

Venerdì 6 aprile, ore 18.00: Interverranno Gianni Boschis (geologo e docente, IIS Galilei di Avigliana) e Gianni Mortara (glaciologo). Presentano Massimo Martelli, direttore del Museo Mario Strani e Martino Laurenti, Assessore alla Cultura del Comune di Pinerolo.

 

2. Alpi fragili, rischio idrogeologico e cambiamenti climatici.

Venerdì 13 aprile, ore 18.00: Interverrà Marta Chiarle (CNR IRPI di Torino). Presenta Luciano Gerbi (Presidente CAI di Pinerolo).

 

3. Effetti del Surriscaldamento sulla flora e sulla fauna delle Alpi.

Venerdì 20 aprile, ore 18.00: Interverrà Barbara Rizzioli (naturalista e guida del parco Orsiera – Rocciavrè). Presenta Gianpiero Casagrande (Direttore delle Biblioteche di Pinerolo).

 

Tutti gli incontri sono gratuiti e si svolgeranno in Museo.

Vi aspettiamo numerosi!

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Insetti

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Gli insetti o entomi

 

Gli insetti o entomi, sono una classe di animali appartenenti al grande phylum degli Artropodi.

Questa classe rappresenta il più grande tra i raggruppamenti di animali che popolano il pianeta arrivando forse oltre al milione e mezzo di specie, pari a circa cinque sesti dell’intero regno animale.

Gli insetti, di conseguenza, sono organismi che, in positivo o in negativo, hanno una stretta relazione con l’uomo e le sue attività, fino a condizionarne, più o meno direttamente, l’economia, l’alimentazione, le abitudini e la salute.

 

L’evoluzione degli insetti data almeno dal periodo Devoniano, epoca a cui risale il più antico fossile di insetto sino ad ora rinvenuto, la cui età è stimata in circa 400 milioni di anni.

Sono quindi tra i più antichi colonizzatori delle terre emerse.

Durante la storia della terra, il clima è cambiato numerose volte, influenzando così la diversificazione delle specie di insetti e di tutti gli altri esseri viventi.

L’estrema varietà delle forme, nell’anatomia, nella biologia e nell’etologia ha conferito agli insetti un ruolo di primo piano nella colonizzazione del pianeta, in qualsiasi ambiente in cui vi siano sostanze organiche, con manifestazioni di una notevole capacità di competizione.

Grandi estinzioni di insetti (di altre specie di animali e piante) si ebbero durante il periodo Carbonifero e un’altra di grandi dimensioni ebbe luogo nel Permiano.

I sopravvissuti a queste estinzioni di massa si sono evoluti durante il Triassico in quelli che sono gli insetti moderni.

Molte famiglie di insetti attuali apparvero nel Giurassico e durante il Cretaceo e  numerosi generi ebbero inizio e si svilupparono ulteriormente.

Nel Terziario esistevano già la maggior parte degli insetti moderni; molti degli esemplari ritrovati racchiusi nell’ambra fossile appartengono di fatto a specie che tuttora abitano il pianeta.

Gli insetti si nutrono di qualsiasi tipo di sostanza animale o vegetale presente in natura e per questo hanno sviluppato apparati di assunzione del cibo estremamente elaborati e diversificati che si possono sostanzialmente ricondurre a due tipi:

Apparati masticatori, più o meno complessi, evoluti da insetti che si nutrono sia di sostanze vegetali che animali.

Apparati succhianti e/o pungenti, con notevoli variazioni ed elaborazioni che, attraverso forme diverse di piccole proboscidi, assumo il nutrimento (succhi vegetali o animali, spesso anche derivanti da umori di sostanze in decomposizione e sangue di altri organismi viventi).

Le forme di questi invertebrati sono talmente varie da lasciare sbalorditi … si va da corpi esili con quattro paia di grandi ali (le farfalle e le falene, libellule ad esempio) a individui con strutture massicce e semirigide che possono vagamente ricordare delle scatole (maggiolini, cetonie ecc).

Vi sono anche specie involute ove scompare del tutto la differenziazione delle regioni morfologiche e delle appendici del corpo, ad eccezione dell’apparato boccale.

Molte specie sono ricoperte di peluria a volte vivacemente colorata (bombus ad esempio) mentre altri sono rivestiti di colorazioni metallizzate (molti scarabei e altri coleotteri) e i lepidotteri da microscopiche squame che possono dare luogo a stupende colorazioni.

Il corpo è generalmente suddiviso in tre regioni distinte, denominate capo, torace e addome, alle quali sono associate appendici, quali antenne, zampe, ali, spropositate mandibole, palpi labiali e mascellari, sviluppi di protuberanze rigide ecc.

L’intera struttura corporea è racchiusa in un esoscheletro, formato da una sostanza organica (chitina) che conferisce una specifica robustezza.

Sono presenti tratti di discontinuità in cui il tegumento, da rigido, diventa membranoso. In tal modo corpo e appendici risultano suddivisi in segmenti.

Le dimensioni sono di estrema variabilità: molti imenotteri tricogrammatidi raggiungono i due decimi di millimetro e, comunque, raramente superano il millimetro di lunghezza.

Al contrario, il corpo del coleottero scarabeide Dynastes hercules può arrivare sino ai 170 mm. di lunghezza e il lepidottero noctuide Thysania agrippina, ritenuto il più grande del mondo, ha un’apertura alare che supera i 300 mm.

Loro caratteristica tipica (che li distingue da tutti gli altri invertebrati) è quella di avere tre paia di organi locomotori (zampe).

Gli insetti, relativamente al loro habitat, sono presenti ovunque tranne che in mare.

Alcune specie si sono adattate a vivere negli ambienti polari, altre vivono nei deserti, altre ancora a quote molto elevate sulle catene montuose come pure in grande quantità nelle foreste fredde, temperate, tropicali e equatoriali.

Possono essere veloci corridori, ottimi volatori e incredibili nuotatori.

Lo sviluppo di un insetto da uovo ad adulto avviene sostanzialmente con due tipi di processi di crescita che suddividono questa classe di animali invertebrati in due grandi categorie.

 

Ordini di insetti più primitivi presentano una crescita detta Metamorfosi incompleta (Eterometaboli) mentre, negli ordini più evoluti, viene chiamata Metamorfosi completa (Olometaboli).

 

Nella Metamorfosi incompleta l’individuo che esce dall’uomo (detto neanide) è molto simile all’adulto, ma è privo di ali e organi riproduttivi.

Le ali si svilupperanno gradualmente attraverso una serie di mute nel corso delle quali l’individuo, nutrendosi, cambierà il suo rivestimento cutaneo così crescendo in dimensioni.

Durante la muta finale si verifica il completo sviluppo delle ali e degli organi sessuali.

In alcuni ordini di insetti acquatici le neanidi possono essere abbastanza differenti dagli adulti.

 

Nella Metamorfosi completa l’individuo che esce dall’uovo è detto larva ( o bruco) ed è totalmente diverso dall’adulto, presentando un corpo segmentato e dall’aspetto vermiforme.

La larva si nutre continuamente grazie a un apparato boccale masticatore e passa attraverso diverse mute, crescendo, fino a raggiungere lo stadio larvale definitivo.

A questo punto smette di nutrirsi, cerca un luogo idoneo dove potersi impupare e, per potersi proteggere nello stadio successivo, si tesse (in alcune specie) un bozzolo di terra, di fibre masticate o di sostanze organiche vegetali o animali.

Durante lo stadio di pupa o crisalide i tessuti larvali vengono distrutti e rimangono solo piccoli gruppi di cellule detti “dischi immaginali” che danno origine agli organi dello stadio adulto.

Infine l’adulto si libera dall’involucro pupale e, quando presente, dal bozzolo,  utilizzando gli apparati completamente sviluppati (zampe, mandibole) ed esce all’aperto per ricominciare il ciclo, riproducendosi.

 

Gli ordini principali nei quali vengono suddivisi gli insetti sono:

Phylum insetti

Insetti a metamorfosi incompleta:

Odonati

Gli Odonati o Libellule sono insetti alati caratterizzati da due paia di ali più o meno ugualmente sviluppate, ottimi volatori: le loro larve vivono in acque dolci.

Hanno grandi occhi, un apparato boccale masticatore tipico, sono animali predatori di altri insetti.

Si distinguono in Zigotteri, dall’aspetto più fragile, dalle ali peduncolate e dagli occhi separati, e Anisotteri, più robusti con ali non peduncolate e occhi che si toccano dorsalmente.

 

Blattoidei

Le Blatte o Scarafaggi sono frequentatori delle nostre abitazioni perciò insetti molto familiari.

Il loro aspetto probabilmente è simile agli insetti primitivi, infatti sono molto antichi.

Presentano un corpo depresso dorsoventralmente, antenne lunghe, ali differenziate in tegmine sclerificate e un paio membranose ripiegate a ventaglio sotto le prime.

Sono animali lucifugi e vegetariani.

La più comune è la Blatta orientalis, lo scarafaggio domestico.

 

Mantoidei

Le Mantidi, insetti quanto mai originali e affascinanti, pur essendo molto diverse morfologicamente dalle Blatte sono vicine a queste ultime filogeneticamente, hanno infatti antenne filiformi lunghissime e apparato masticatore tipico, come tutti gli insetti primitivi.

Il paio di zampe anteriori ha subito una differenziazione evidente, assumendo la funzione raptatoria, ossia per la cattura delle prede.

Caratteristica delle mantidi è la capacità di mimetizzazione, utilizzata a funzione tanto difensiva, quanto offensiva.

La deposizione delle uova in questi insetti avviene per ooteche, come nelle blatte.

 

Isotteri

Le Termiti sono insetti piuttosto particolari, perché accanto ad una morfologia piuttosto primitiva, che testimonia la loro origine antica, presentano una caratteristica vita sociale.

La società delle Termiti consta della coppia reale (con ali di dimensioni diverse a seconda che si tratti di reali primari o secondari, cioè derivanti da larve destinate a diventare operaie ma scelte per sostituire i reali perduti), delle operaie e dei soldati con mandibole più sviluppate.

Le larve prodotte sono tutte uguali: a decidere la loro funzione nell’ambito della struttura societaria sarà l’alimentazione.

 

Fasmoidei

Insetti con sviluppatissima capacità mimetica, appartengono a questo ordine specie che mimano rametti secchi (Insetto stecco) e foglie.

 

Ortotteri

Insetti molto familiari, caratterizzati dalle tegmine (ali anteriori sclerificate) e dagli apparati stridulatori (ala-zampa, ala-ala).

Si distinguono due gruppi gli Ensiferi (grilli e cavallette) con antenne lunghe e femmine con ovopositore molto evidente e simile spesso a un grosso pungiglione e i Celiferi (locuste) con antenne corte e assenza di ovopositore.

 

Dermatteri

Appartengono ai dermatteri tutti quegli insetti chiamati comunemente Forbicine, a causa dei due cerci a forma di forcipe.

Sono animali vegetariani lucifugi.

 

Emitteri

Insetti caratterizzati dall’apparato boccale pungente succhiante disposto in modo tale da avere le parti boccali sotto il capo e dirette verso l’addome.

Fanno parte di questo gruppo gli Eterotteri (le cimici) e gli Omotteri (afidi e cicale).

Si tratta per lo più di insetti ectoparassiti di vegetali e animali.

 

Insetti a metamorfosi completa:

 

Lepidotteri

Le comunissime e amatissime Farfalle sono le appartenenti a questo ordine, caratterizzato dalle ali molto sviluppate e dalla presenza su queste ultime delle scaglie colorate che rendono questi insetti così belli.

Le farfalle vengono distinte in Eteroceri (le farfalle notturne) che ripiegano le ali a tetto sul corpo e hanno le antenne variamente modificate e Ropaloceri (farfalle diurne) che a riposo tengono le ali poggiate l’una all’altra verticalmente e hanno le antenne clavate (ossia terminanti con un rigonfiamento tipo capocchia di fiammifero).

Caratteristica distintiva è l’apparato succhiatore caratterizzato dalla spiritromba, che può essere assente nel caso in cui la farfalla non si nutra.

 

Ditteri

Ai ditteri appartengono gli insetti meno amati in assoluto, le Zanzare e le Mosche, ma in realtà questi esseri sono molto affascinanti e presentano dei caratteri di mimetismo molto interessanti.

I due gruppi (Nematoceri e Brachiceri) si distinguono in base alla forma del corpo (per i primi sottile, per i secondi più robusto) e dell’apparato masticatore, rispettivamente pungente succhiante o solo succhiante.

Carattere tipico dei Ditteri è la presenza di un solo paio di ali, il primo (il secondo paio è atrofizzato e trasformato, in varie specie, in piccoli bilancieri clavati, che fungono da stabilizzatori di volo.

 

Coleotteri

I coleotteri sono il gruppo più numeroso di insetti esistenti in natura, sono caratterizzati dalla presenza delle elitre (primo paio di ali coriacee): per questo motivo molte specie hanno un volo lento e goffo, mentre altre sono ottimi volatori e/o corridori.

I Coleotteri presentano spesso delle vivaci colorazioni , spesso metalliche e molto suggestive. I gruppi sono piuttosto numerosi, ne citerò solo alcuni tra i più comuni, come i Carabidi e i Crisomelidi, tra i più comuni coleotteri di campagna, gli Scarabeidi come lo Stercoraro, il Maggiolino e il Cervo volante, i Longicorni con le loro lunghe antenne multiarticolate, i Coccinellidi, i poco conosciuti Stafilinidi le cui elitre ridotte lasciano scoperto l’addome ed hanno ali atrofizzate (ma in cambio spettacolari corridori).

 

Imenotteri

Gli Imenotteri sono insetti molto diversificati di cui fanno parte, tra gli altri, le Api, le Vespe, i Calabroni, i Bombus e le Formiche.

Sono caratterizzati dalla presenza di ovopositore trasformato in pungiglione. Tra gli imenotteri la caratteristica più evidente è lo sviluppo di società di vario tipo, spesso assimilabili ad un vero e proprio superorganismo.

Possiamo ricordare anche la Xylocopa violacea e la Megascolia maculata flavifrons ( le due specie di imenotteri più grandi d’Europa) e le innumerevoli specie di formiche, come la Messor barbarus, la comunissima Lasius niger o la Lasius fuliginosus (la prima nei campi in nidi sotterranei, l’altra in alberi deperienti); e poi le Cinipidi, pochissimo conosciute, eppure molto comuni: sono loro i piccoli insetti che producono la maggioranza delle galle (rigonfiamenti, lentine e altro) su moltissime piante, come ad esempio le querce.

Senza dimenticare l’Apis mellifica, tanto utile e apprezzata per la produzione di miele, polline, pappa reale, cera, di cui tanto facciamo uso.

 

Lucanus cervus

Fonte: Métamorphose des insects. E. Blanchard. 1877.

I Lucanidi (Lucanidae) sono una famiglia di coleotteri lamellicorni diffusa in tutto il mondo con oltre 1200 specie. Sono insetti a metamorfosi completa (olometaboli).

Sono noti per aver mandibole estremamente sviluppate, soprattutto nei maschi. Gli esemplari maggiori della sottofamiglia Lucaninae presentano inoltre uno sviluppo delle mandibole non proporzionale alla loro taglia, ma allometrico: così i maschi minori si discostano poco dalle femmine, mentre i maggiori hanno mandibole che possono arrivare a occupare la metà della lunghezza totale dell’insetto, o anche oltre.

Alcune gruppi più primitivi hanno mandibole pressoché normali, mentre altre tribù (Synodendronini) hanno sviluppato delle corna cefaliche come quelle degli scarabei dinastini o coprini. Le larve dei lucanidi sono di tipo melolontoide, cioè a forma di “C”. I lucanidi sono concentrati specialmente in Africa e in Asia orientale e solo poche specie risiedono in Sud America. La maggioranza delle specie (85%) è presente nella fascia intertropicale.

Esistono poche specie di lucanidi autoctoni nelle nostre zone. Una tra esse, il Cervo volante ( Lucanus cervus), lunghezza 25-90 mm, può raggiungere dimensioni molto grandi in alcuni esemplari maschi, a livello delle più imponenti specie tropicali. La specie è diffusa in Europa, Asia Minore e Medio Oriente.

Lo sviluppo di un cervo volante può durare tra i 3 ed i 5 anni. Le uova vengono deposte alla base dei ceppi di alberi vecchi o morenti (preferibilmente: quercia, castagno, faggio, salice e pioppo) che vengono incisi dalle mandibole della femmina prima della deposizione.

Alla schiusa nascono delle larve chiare, munite di potenti mandibole che utilizzano per incidere il legno e scavare lunghe gallerie. Al termine del loro sviluppo, quando misurano circa 10 centimetri di lunghezza ed 1-4 cm di diametro, queste larve scavano una celletta in cui avverrà la metamorfosi.

Le larve si sviluppano seguendo diverse fasi che in 4-6 anni le porteranno a diventare pupe. Gli adulti, presenti già fin dall’autunno, non escono all’aperto fino al giugno successivo. Il loro stadio immaginale è relativamente breve (pochi mesi): i maschi, in genere, muoiono tra luglio ed agosto, mentre le femmine possono sopravvivere più a lungo, restando attive fino a settembre avanzato. Gli adulti si nutrono di nettare e linfa degli alberi.

Nella tavola sono visibili un maschio adulto in alto a sinistra, una femmina adulta in alto a destra, una larva quasi al centro verso destra e una pupa di maschio in basso a sinistra.

 

Actias luna

Fonte: Métamorphose des insects. E. Blanchard. 1877.

I Saturnidi (Saturniidae) sono una famiglia di falene (lepidotteri eteroceri). Comprendono oltre 1800 specie presenti in tutti i continenti ma diffuse soprattutto nelle regioni tropicali e subtropicali.

Svariate specie di saturnidi sono di piccole e medie dimensioni, ma la maggior parte sono decisamente grandi. Appartengono a questa famiglia alcuni tra i lepidotteri più grandi del mondo. Alcuni specie possono arrivare a misurare, nell’adulto, un’apertura alare di 300 mm.

Una caratteristica specifica delle specie appartenenti a questa famiglia di falene è quella di avere, nell’adulto, un apparato digerente atrofizzato; infatti, nel corso della loro brevissima vita adulta (mediamente uno   due giorni), la sopravvivenza è loro data grazie ai lipidi immagazzinati nel loro corpo nella fase larvale (bruco).

La maggior parte delle specie di questa famiglia è attiva in fase crepuscolare o notturna.

Una specie molto elegante appartenente ai saturnidi è la Actias luna (o Attacus luna) che vive nel Nord e parte del Centro America. Le dimensioni variano tra i 75 ed i 108 mm.

Il bruco si nutre a spese di alberi di noce, acero, betulla, nocciolo, castagno, quercia, salice e liquidambar.

Come tutti i lepidotteri è un insetto a metamorfosi completa e presenta, quindi, gli stadi di uovo, bruco, crisalide (o pupa) e adulto (o imagine).

Nella tavola sono visibili tre bruchi, un maschio adulto in basso a destra e il bozzolo contenente la crisalide in basso a sinistra.

Vespa sylvestris

Fonte: Métamorphose des insects. E. Blanchard. 1877.

Nell’ordine degli Imenotteri la famiglia dei Vespidi raccoglie una vasta quantità di specie di insetti sociali. Le loro dimensioni variano da meno di 10 mm sino a oltre 50 mm.

Sono insetti a metamorfosi completa (olometaboli).

Le vespe comunemente dette (generalmente specie appartenenti alle sottofamiglie Vespinae e Polistinae) sono insetti sociali: le loro società comprendono femmine operaie sterili ed una o più femmine fertili dette regine. I maschi appaiono solo nel periodo riproduttivo.

Tra gli imenotteri si riscontrano molti altri esempi di socialità più o meno evoluta: il livello di socialità delle vespe, anche se spesso complesso ed affascinante, è meno “specializzato” di quello delle api e di molte specie di formiche (che rappresentano gli esempi evolutivi più alti della socialità fra gli insetti).

Impastando con la loro saliva frammenti di legno le operaie creano i nidi costituiti da materiale simile a cartone. Questi ricettacoli, ove le regine depongono le uova in cellette individuali, svolgono la funzione di ricovero degli adulti e di “nursery”: qui le larve vengono nutrite e si sviluppano sino a trasformarsi in pupe ed infine in adulti.  La struttura dei nidi è molto variabile nelle dimensioni e presenta impostazioni più o meno elaborate.

Essi sono posti, a seconda della specie, su rami, rocce, nelle cavità dei tronchi oppure sottoterra o ancora in manufatti umani come camini, sottotetti, l’interno delle travi di metallo, verande, serre, vetture abbandonate ecc. e sono divisi in cellette esagonali con apertura inferiore o laterale. Il numero di componenti di una società può andare da alcune decine (è il caso ad esempio della Polistes gallicus, diffusa in tutta l’Europa meridionale a più di 100.000 individui come nel caso di certe specie tropicali. In caso di grandi concentrazioni di individui il nido può raggiungere dimensioni davvero impressionanti (anche più di un metro di diametro).

Il nutrimento degli adulti e delle larve comprende il nettare dei fiori ma anche piccoli insetti (e, in alcune specie, sostanze animali e vegetali a vari stadi di decomposizione ).

Le vespe producono anche piccole quantità di miele che usano sia per nutrire le larve sia come scorte.

Le femmine sono dotate di un aculeo velenoso che utilizzano esclusivamente per difesa, la cui puntura è dolorosa: in alcuni casi pericolosa perché potenzialmente in grado di scatenare forme allergiche. In tal senso, la vespa più pericolosa è spesso considerata il calabrone (Vespa cabro) nonostante l’aggressività sia pari o anche molto minore rispetto ad altre specie.

Esistono inoltre alcuni vespidi con un comportamento da parassita sociale. Tra le Polistes, ad esempio,  le femmine delle varie specie del sottogenere Sulcopolistes hanno l’abitudine di penetrare in un nido già esistente in fase di fondazione, sopprimerne la regina, sottomettere le operaie che nasceranno e cominciare quindi a deporre le loro uova nelle celle libere del nido. Da quel momento le operaie iniziano a nutrire e curare le larve del parassita. Le vespe della specie parassita sono sempre tutte feconde e non operano alcuna attività nel nido. Si tratta di maschi e femmine riproduttrici, infatti la casta operaia in questi parassiti sociali obbligati è andata persa con l’evoluzione ed è appunto per questo che esse usano operaie di altre specie per essere accudite.

Nella tavola sono visibili alcuni esemplari di operaie su un nido.

 

Cicala del frassino

Fonte: Métamorphose des insects. E. Blanchard. 1877.

Le diverse specie di Cicale appartengono all’ordine degli insetti Emitteri, sottordine Omotteri Auchenorrhyncha, Infraordine Cicadomorpha.

Si tratta di insetti a metamorfosi incompleta (eterometaboli).

Note per il suono vibrante e intensissimo emesso, durante la stagione estiva, dagli individui di sesso maschile, grazie alla presenza di uno speciale organo costituito da due membrane tese su altrettanti anelli rigidi e azionate da fibre muscolari, nonché da due casse di risonanza situate nell’addome.

Dalle uova delle cicale, introdotte in steli secchi di erbe e sotto la corteccia di alberi morti o morenti, nascono delle ninfe che si affondano nel terreno, dove pungono le radici delle piante, nutrendosi della linfa che ne fuoriesce. Le ninfe hanno zampe anteriori robustissime e atte a scavare. Il ciclo biologico dura presumibilmente 4 anni nella più grande cicala italiana, Lyristes plebejus, che supera i 35 mm di lunghezza; esso abbraccia addirittura 17 anni in una specie nordamericana, Magicicada septendecim. Altre cicale che si vivono in Italia sono la cicala del frassino (Cicada orni o fraxini), lunga sino a 30 mm., e Tibicen vitripennis, lunga ca. 35 mm.

Giunti alla maturità, i giovani individui (già molto simili agli adulti, ma privi di ali) escono dal suolo e cercano un albero dove arrampicarsi ed effettuare la muta. Lasciano definitivamente l’involucro ninfale e, dopo qualche ora, sono pronti per il primo volo. Dapprima verde-azzurro, dopo qualche ora l’insetto assume la livrea marrone definitiva. La cicala si nutre della linfa degli alberi e a tal scopo possiede una proboscide; ha la testa tozza, con tre ocelli e due occhi composti, con vista eccellente. I predatori della cicala sono rappresentati da cavallette e uccelli; nella vita sotterranee dalle talpe e dai topi.

Nella tavola sono visibili in alto a destra un adulto in volo, al centro un adulto posato, al centro verso sinistra una ninfa che sta per trasformarsi in adulto e in basso a destra una ninfa nel terreno in fase di sviluppo.

 

Vanessa io

Fonte: Métamorphose des insects. E. Blanchard. 1877.

La vanessa io (Alais io o Inachis io), conosciuta anche come  Occhio di pavone appartiene all’ordine dei Lepidotteri Ropaloceri e alla vasta famiglia dei Ninfalidi; il suo areale di diffusione comprende l’Europa e l’Asia e le coste mediterranee dell’Africa. Apertura alare sino a 60 70 mm.

A questa famiglia appartengono alcune tra le specie dalle colorazioni più vistose del mondo dei lepidotteri raggiungendo anche aperture alari di dimensioni notevoli, pur non arrivando alle più grandi tra gli esponenti del mondo dei lepidotteri; si tratta inoltre di farfalle dal volo forte e potente.

Questa specie passa l’inverno allo stadio di adulto in semiletargo. A fine inverno / inizio primavera (a seconda delle zone di stanziamento) depone gruppi di oltre 500 uova alla volta. I giovani bruchi nascono dopo circa una settimana e si nutrono di luppolo e ortiche in comunità numerose; si isolano nell’ultima fase di accrescimento, prima di incrisalidarsi.

Lo sfarfallamento (uscita dell’adulto dalla crisalide) ha luogo tra giugno e luglio. Gli adulti suggono il nettare dai fiori di una grande varietà di specie quali tarassaco, buddleja, salici, maggiorana selvatica, sambuco, canapa d’acqua, trifoglio, non disdegnando linfa di alberi e frutta marcia.

L’apparato di suzione si chiama spiritromba ed è composto da un doppio tubo che la farfalla tiene arrotolato sotto il capo e che svolge al bisogno.

La superficie dorsale delle ali è di colore rosso mattone con bordi tendenti al brunastro. Gli angoli sono ornati da quattro vistose macchie variopinte a forma di occhio.

La superficie ventrale è invece di un colore bruno-nerastro che ne facilita il mimetismo ad ali chiuse.

Nella tavola in alto a destra un adulto in volo, bruchi sparsi e al centro verso sinistra una crisalide.

Calosoma syncophanta

Nella tavola sono visibili:
in alto a sinistra un maschio e una femmina di processionaria del pino, al centro i bruchi in movimento e in basso a destra i bruchi ammucchiati nel nido sericeo.
In alto a destra un esemplare adulto di calosoma, al centro in basso una larva, in basso a sinistra una pupa interrata.
Fonte: Métamorphose des insects. E. Blanchard. 1877.

La processionaria del pino (Thaumetopoea pityocampa) è un lepidottero eterocero che fa parte della famiglia dei Notodontidi ed è diffuso in Eurasia e Nord Africa.

Estremamente dannosa per varie specie di conifere , in quanto le priva di gran parte degli aghi, di cui si nutre voracemente, in folti gruppi di individui in fase larvale (bruchi), compromettendone così il ciclo vitale. Inoltre, durante lo stadio larvale tale insetto presenta una peluria che risulta particolarmente urticante per vari animali, compreso l’uomo.

La processionaria del pino attacca tutte le specie del genere Pinus ma mostra una certa preferenza per Pinus nigra e Pinus sylvestris; inoltre si può trovare occasionalmente anche sui Cedri, su Picea abies e Larix decidua. L’insetto sverna allo stadio di larva di terza e quarta età all’interno dei caratteristici nidi sericei che vengono intessuti sui rami dei pini. In primavera le larve riprendono l’alimentazione cibandosi degli aghi di pino, ma nelle giornate più calde, quando la temperatura del nido supera i 9 gradi cent. le larve escono dal nido a cibarsi anche in inverno.

Di solito i bruchi sono attivi solo la notte, mentre di giorno si trattengono al riparo nel nido. In primavera sono molto voraci e causano forti defogliazioni.

Giunti a maturità abbandonano definitivamente il nido e si dirigono lungo il tronco verso il suolo in file lunghe anche decine di metri.

Marciano nelle tipiche “processioni” fino a che non trovano un luogo ideale dove interrarsi fino ad una profondità di 10 15 cm. I bruchi provenienti dallo stesso nido si incrisalidano tutti insieme nel terreno in bozzoli singoli fittamente accatastati l’uno accanto all’altro. Una parte delle crisalidi può rimanere in diapausa anche fino a 7 anni. In luglio-agosto compaiono gli adulti, le femmine depongono sugli aghi dalle 100 alle 300 uova, in un’unica ovatura a forma di manicotto. I bruchi nascono a fine agosto-settembre e iniziano ad alimentarsi subito sugli aghi, causando solo danni modesti.

La processionaria del pino è un insetto termofilo e risulta assente nelle regioni in cui l’ammontare cumulativo delle ore di luce è inferiore a 1800 ore. Queste particolari esigenze climatiche spiegano una distribuzione piuttosto discontinua dell’insetto. Questa falena attacca di preferenza alberi di giovane e di media età, specialmente quando vegetano su terreni poveri, asciutti ed esposti a sud o sud ovest.

La Calosoma sycophanta è un coleottero carabide le cui dimensioni variano da 25 a 35 mm.

Area di diffusione originale Eurasia, introdotta nel secolo scorso nel Nord America.

Ottimo volatore e veloce corridore ha una vistosa ed elegante livrea. Il capo è nero. Il protorace è scuro, con riflessi metallici variabili dal bluastro al verde o al rosso violaceo ai margini laterali del pronoto. Le elitre sono striate e di colore verde metallico, con riflessi gialli, viola o porpora. Le zampe sono bruno-nerastre. Le regioni ventrali sono di colore nero metallico con riflessi tendenti al blu e al viola.

La larva è di tipo campodeiforme, con il corpo leggermente appiattito e lungo circa 35 mm. chiara con ampie e marcate aree scure nella parte dorsale di ogni segmento toracico e addominale.Sia gli adulti sia le larve sono attivi predatori a spese di bruchi e crisalidi di lepidotteri defogliatori.

L’adulto vive 2-4 anni. Gli accoppiamenti si svolgono in piena estate e le femmine depongono le uova in buche scavate nel terreno, ai piedi degli alberi. La larva, molto mobile e agile arrampicatrice, si sposta sugli alberi dove svolge la sua attività predatoria contro bruchi di Lepidotteri. Al termine del suo sviluppo, che si svolge in 15-20 giorni, ritorna al terreno dove si svolge lo stadio di pupa. Un ciclo di sviluppo completo dura dai 30 ai 50 giorni. Gli adulti sfarfallano in tarda estate e svernano nel terreno.

La calosoma è un efficace agente di controllo delle popolazioni di Lepidotteri defogliatori. Nel corso di una stagione un adulto preda oltre un migliaio di bruchi o crisalidi di grosse dimensioni, ma si è calcolato che tale numero può arrivare a tremila nel caso di insetti di medie dimensioni. La larva, nel corso del suo sviluppo, elimina in media una cinquantina di bruchi e/o crisalidi al giorno. Fra le specie di maggiore importanza forestale predate da questo coleottero si citano la processionaria del pino (Thaumetopoea pityocampa), il Bombice dispari ( Lymantria dispar), la Processionaria delle querce (Thaumetopoea processionae ),  l’Euprottide delle querce (Europroctis chrysorrhoea).